Introduzione all’utilizzo di Twitter

Twitter non è solo una moda. Twitter è il social network che ci permette di allenarci al fine di acquisire il dono della sintesi.

A cosa serve Twitter?

Per comunicare in modo diretto e veloce; ad esprimere in poche righe concetti essenziali.

Per cosa si può utilizzare Twitter?

Iniziamo banalmente col dire che è un sistema di messaggistica istantanea. Grazie all’app, disponibile per tutti i tipi di dispositivi mobile, può sostituire tranquillamente i tipici SMS.

E’ un sistema di microblogging. Vuol dire che con dei semplici tweet possiamo diffondere incipit in grado di rendere immediata la fruizione di una notizia. Soprattutto durante le calamità quali terremoti ed alluvioni, grazie a Twitter è possibile diffondere, in tempo reale, informazioni sui soccorsi, zone sicure e portata dei danni subiti.

Può essere utilizzato come integrazione del centralino di un’Azienda. Non solo, quindi, contatto telefonico, ma anche via Twitter per dare informazioni veloci e chiare ai clienti. Un esempio di azienda che offre assistenza via Twitter ai propri clienti è Italotreno.

Quando ci si affaccia per la prima volta al mondo di Twitter, per molti, può essere difficile riuscire a comprendere i tweet. Questo accade perché troviamo delle parola che iniziano con il carattere “@” oppure “#“. Cosa sono questi simboli e a cosa servono?

La “chiocciola” – “at” in inglese – serve ad identificare gli utenti. Ad esempio, per inviare un messaggio a me basta scrivere @MarcelloCoppola seguito dal messaggio. Twitter provvederà ad inviarmi una notifica, informandomi che qualcuno mi ha “menzionato“.

Il “cancelletto” – o “sharp” in inglese – indica un “hashtag“.

Cos’è un hashtag?

In modo molto semplificato possiamo dire che è una keyword, una parola chiave. Avete presente quando andate su un motore di ricerca – tipo Google – e cercate qualcosa? Ecco, l’hashtag vi permette di effettuare ricerche su Twitter. E’ anche un modo utile per poter organizzare meglio i contenuti.

Spesso si da vita a giochi su Twitter. Si sceglie un hashtag e si gareggia a scrivere il tweet più simpatico. Un esempio recente è #dilloalpapa utilizzato ad inizio Dicembre 2012 in occasione dell’apertura dell’account ufficiale del Papa su Twitter (@Pontifex).

Quando ci piace un tweet abbiamo due possibilità: 1. “retweet“; 2. “Aggiungi a preferiti“.

Il primo caso è simile alla funzione “condividi” di Facebook, quindi si ripubblica sul proprio account il tweet che ci è piaciuto.

Il secondo caso, invece, è comparabile al “Mi piace” di Facebook, ma non del tutto simile. Tutti i tweet che indichiamo come “preferiti” vengono archiviati e sono consultabili in qualunque momento.

Un piccolo chiarimento prima di concludere questa breve introduzione a Twitter. In Facebook esistono le richieste di amicizia che possono essere o meno accettate. In Twitter decidiamo di “seguire” una persona indipendentemente dalla sua volontà. A onor del vero esiste la possibilità di rendere “privato” un account, ma, a mio parere, viene meno la funzione del Social Network in sè.

Quando siamo noi a seguire qualcuno, lo vedremo nella sezione “Following” che letteralmente significa “Seguendo” e sono le persone delle quali vedremo i tweet.

Invece, quando qualcuno segue noi, lo troveremo nella sezione “Follower“, letteralmente “Seguace“, e sono le persone che vedranno tutti i tweet che pubblicheremo.

Se vuoi approfondire l’argomento, ti invito a leggere dei cattivi esempi di utilizzo di Twitter.

Marcello Coppola

Attualmente sono un "libero" professionista. Sono stato capo ricevimento presso il Grand Hotel Europa Palace di Sorrento, sales manager presso il Conca Park Hotel di Sorrento, consulente di marketing per attività ricettive e ristorative, presidente dell'Associazione Non solo teoria operante nel settore della formazione professionale in ambito turistico. Amo la tecnologia, il Marketing ed i Social Media con una forte connotazione verso il settore del Turismo. Devo molto ad eventi formativi quali "BTO - Buy Tourism Online" ed il "WHR - Web Hotel Revenue". Credo che la formazione continua sia la prerogativa di ogni professionista.

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