IA, robotica e la prospettiva distopica della società

L’Intelligenza Artificiale ricopre un ruolo sempre più importante nei programmi di sviluppo dei Governi di tutto il mondo. In particolare Cina e USA sono da anni impegnati in una guerra sotterranea al fine di ottenere il predominio sulla tecnologia che tutti nominano, ma che, probabilmente, in pochi hanno capito.

Partiamo dall’inizio. Spesso si cade nella prassi di inserire un termine di moda in ogni discussione. E’ stato così con il metaverso dopo l’annuncio di Mark Zuckerberg ed è così con l’Intelligenza Artificiale. Tutti ne parlano, tutti se ne riempiono la bocca, ma nessuno saprebbe spiegare in cosa consiste il metaverso oppure l’Intelligenza Artificiale. Questo perché, in verità, nel caso del metaverso soprattutto, non esistono ancora in maniera tangibile. Tramite annunci sensazionali e video emozionali si cerca di catalizzare l’attenzione della società e, principalmente, degli investitori al fine di finanziare le proprie ricerche e, di fatto, tentare di concretizzare quanto annunciato con largo anticipo.

Lasciando da parte il metaverso, nel caso dell’Intelligenza Artificiale gli studi vanno avanti da circa cinquant’anni. Infatti, è comunemente riconosciuta la data del 1956 come nascita ufficiale del concetto di Intelligenza Artificiale. A tal proposito riporto quanto illustrato dall’enciclopedia Treccani:

L’intelligenza artificiale ha una data di nascita ufficiale, il 1956, l’anno del famoso seminario estivo tenutosi presso il Dartmouth College di Hanover nel New Hampshire durante il quale la nuova disciplina venne fondata programmaticamente, a partire dalla raccolta dei contributi sviluppati negli anni precedenti e in direzione delle potenzialità future.

Cosa può fare l’Intelligenza Artificiale oggi, concretamente?

Prima di tutto un’intelligenza artificiale non è altro che un “agente artificiale”, software o hardware. Per capirci meglio, un “agente artificiale software” è, ad esempio un chatbot.

Cos’è un chatbot?

Vi è mai capitato di andare sul sito dell’Enel? Potete trovare una chat alla quale chiedere diverse informazioni su offerte e servizi offerti dalla società. In passato, per farvi un esempio pratico, mi è capitato di dover volturare un contatore, cioè, cambiare l’intestatario della fornitura elettrica. Ho dovuto chiamare un call center, attendere che un operatore fosse disponibile ed attendere in linea circa 20-30 minuti per fornire tutti i dati ed attendere che l’addetto li registrasse all’interno del sistema. Inutile dire quante volte anche la linea telefonica si annoiava ed ero costretto a richiamare oppure attendere che mi richiamassero. Ebbene, oggi, grazie al chatbot presente sul sito dell’Enel, sono riuscito a compiere la stessa operazione, da solo, in appena 5 minuti. Non sto scherzando. Cinque minuti. Da solo, con lo smartphone, sul divano di casa.

Questa efficienza, questa velocità, questa comodità sono rese possibili grazie ad un chatbot, cioè un software programmato in modo tale da prevedere le domande e le operazioni più frequenti e guidare l’utente a risolvere autonomamente il problema oppure a trovare la soluzione oppure ad aprire un ticket di segnalazione guasto.

Riuscirete ad immaginare facilmente l’aumento dell’efficienza e la riduzione dei costi per l’Enel che non avrà più bisogno di numerosi operatori per il call center, bensì di pochi centralinisti “specializzati” in grado di intervenire lì dove il chabot non è in grado di proseguire.

Prevedendo le prime perplessità voglio dirvi da subito che ci saranno sicuramente ripercussioni sul tasso occupazionale, ma non è così negativo come potrebbe sembrare, anzi, ci sono interessantissime ipotesi che prospettano un futuro migliore per tutti. La visione che preferisco è quella illustrata da James Lovelock nel suo saggio Novacene.

Vorrei ora farvi un esempio di “agente artificiale hardware“, cioè di un agente fisico, che possiamo toccare. Roomba della iRobot, l’aspirapolvere che potete programmare e che pulisce in autonomia di cui ho parlato anche nell’articolo “Se si giudica un robot dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi…

Come dicevo nell’introduzione, la corsa allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è diventata di importanza cruciale negli equilibri geopolitici e le grandi potenze mondiali stanno facendo il possibile per dominare il panorama mondiale supportate da alcune grosse aziende tecnologiche che a loro volta vengono supportate dai governi. Un circolo che definirei virtuoso che ha come fine, come dicevo, il predominio sulla più importante tecnologia del prossimo futuro.

L’11 agosto 2022 Xiaomi ha pubblicato un video nel quale presenta il suo ultimo cyborg:

Crediamo che la tecnologia sia viva e sia ispirata dalla vita. CyberOne porterà le nostre esperienze di vita verso un orizzonte completamente nuovo.

Nel video pubblicato su Youtube si vede CyberOne approcciarsi al mondo esterno inciampando e rialzandosi un po’ come fa qualunque essere vivente appena venuto al mondo. E’ il concetto alla base del Machine Learning, la macchina che impara autonomamente attraverso l’esperienza.

Il robot umanoide di Xiaomi può raggiungere la velocità di mezzo metro al secondo il che rende il suo movimento simile a quello umano, anche se, per il momento, risulta alquanto “impacciato“. Inoltre, può percepire uno spazio tridimensionale, riconoscere persone, gesti ed espressioni. Grazie ad un sistema di riconoscimento delle espressioni semantiche e ad un sistema di identificazione delle emozioni vocali, può riconoscere 85 tipi di suoni ambientali e classificare 45 emozioni umane. Queste caratteristiche lo pongono in condizione di poter essere un “robot da compagnia“, con il quale poter parlare e grazie al quale potersi sentire meno soli. Un po’ come Woebot, il chatbot creato da Facebook e messo a disposizione di tutti come supporto psicologico.

Il tema del riconoscimento facciale è di importanza cruciale ed ha compiuto passi da gigante grazie al “The ImageNet Large Scale Visual Recognition Challenge (ILSVRC)“, una competizione che ogni anno, dal 2010, premia i migliori progetti per il riconoscimento e la classificazione delle immagini.

Le importanti scoperte in tale settore hanno portato all’introduzione del riconoscimento facciale in numerose operazioni che compiamo quotidianamente, forse anche senza accorgercene.

Gli ultimi modelli di smartphone, ormai, sono tutti dotati di sistemi di sblocco schermo basati sul riconoscimento facciale. Basta mettersi in condizione di essere inquadrati dalla fotocamera e lo smartphone si sblocca senza la necessità di digitare codici sullo schermo. Stessa tecnologia viene utilizzata in alcune grandi aziende per poter accedere sul luogo di lavoro. Dopotutto siamo abituati da anni a vedere esempi di questa tecnologia nei film di azione o di fantascienza dove per poter accedere a laboratori segreti e necessario farsi riconoscere da lettori tramite il riconoscimento facciale, la lettura dell’iride o delle impronte digitali.

Queste numerose scoperte ed invenzioni, mano a mano aprono scenari sempre nuovi ed a volte inimmaginabili. La Cina sta sperimentando sul campo le potenzialità di queste tecnologie con risultati da una parte rassicuranti e dall’altra spaventosi.

Come tutto a questo mondo, non c’è una cosa buona oppure una cosa cattiva. Esiste l’utilizzo che ne viene fatto.

In Cina vi è una regione che, ufficialmente, è autonoma. Si tratta dello Xinjiang, un territorio abitato dagli Uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica non molto benvista dal partito.

In questa regione, da anni, sono state installate numerose telecamere che, con il tempo, hanno scansionato la popolazione creando ed arricchendo con il tempo un database grazie al quale è possibile procedere all’identificazione di ogni cittadino. In particolare, per il caso specifico, è stata “addestrata” l’Intelligenza Artificiale, in modo che possa riconoscere gli appartenenti al gruppo etnico uiguro allertando le forze di polizia qualora un numero sostanzioso di essi si dovessero radunare in uno stesso luogo.

Ma non è un fatto ristretto alla sola regione dello Xinjiang. Da qualche anno in Cina ha visto la luce il Social Credit System. Un sistema grazie al quale ad ogni cittadino viene attribuito un punteggio. Al di sotto di un determinato punteggio si viene inseriti in una sorta di lista nera e non si è più in grado di accedere a determinati servizi come la richiesta di un mutuo oppure il semplice acquisto di un biglietto per i mezzi pubblici.

In alcune città si è provveduto ad installare delle telecamere nelle prossimità di incroci pericolosi. I pedoni che attraversano al di fuori delle apposite strisce pedonali, creando pericoli alla circolazione, vengono multati ed addirittura proiettati su megaschermi per essere messi alla berlina.

Altre sperimentazioni stanno portano all’installazione di sistemi di ingresso in condomini non più tramite le normali chiavi, ma tramite il riconoscimento facciale.

Potrei continuare ancora a lungo a fare esempi del genere, ma, suppongo che questi presentati bastino a creare un parallelo con il romanzo di George Orwell “1984” oppure, per le nuove generazioni, con la serie Netflix “Back Mirror”.

Di seguito una clip nella quale Charlie Brooker, ideatore di Black Mirror, parla dell’episodio intitolato “Nosedive” nel quale ad ognuno viene dato un punteggio da 1 a 5 stelle in base al proprio comportamento.

In un altro episodio di Black Mirror, intitolato “The entire history of you“, di propria volontà è possibile farsi installare un chip che registra ogni singolo frame della nostra vita. Le registrazioni possono, poi, essere visionate da noi stessi, ma anche dagli agenti di polizia al fine di appurare i nostri ultimi movimenti.

La tecnologia, come dicevo, di per sé non è buona o cattiva, ma è l’utilizzo che ne viene fatto che può esserlo. Mi è facile immaginare un futuro nel quale ci verrà proposto di aderire “volontariamente” ad un Sistema di Credito Sociale simile a quello attualmente in vigore in Cina. Dopotutto anche in Cina l’adesione è su base volontaria. Chi aderisce ha da subito dei vantaggi, ma, chi non aderisce, subisce altrettanto da subito delle limitazioni. Un po’ lo scenario che abbiamo appena vissuto con il green pass.

“Se aderisci e raggiungi un punteggio di almeno 100 punti puoi avere uno sconto sulle tasse”

“Se aderisci entro 14 giorni riceverai l’abbonamento gratuito alla TV di Stato”

E’ facile attrarre nuovi “clienti“. E’ un po’ il meccanismo messo in atto dalle nuove banche o dai nuovi operatori telefonici. Aderisci a condizioni super vantaggiose salvo, poi, ritrovarti una modifica unilaterale del contratto.

Intelligenza Artificiale, Robotica e la prospettiva distopica della società.

Non possiamo fermare il progresso tecnologico e con buona probabilità non saremo neanche in grado di decidere in che direzione muoverci. Dopotutto, se Lovelock c’ha visto giusto, ci stiamo avviando nell’era delle macchine dove l’essere umano, con buona probabilità, si vedrà riservate ristrette aree geografiche dove poter vivere liberamente. Un po’ come noi esseri umani abbiamo fatto con il resto del mondo animale.

Ah, giustamente vi starete chiedendo: cosa c’entra quest’articolo sull’Intelligenza Artificiale e la Robotica con il turismo?

Al momento l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale in ambito turistico, a mio avviso, si limita alla possibilità di adottare chatbot di supporto all’assistenza clienti, ma non esistono ancora applicazioni performanti in tal senso. Mentre l’applicazione più interessante e già fruibile da subito è l’analisi semantica dei Big Data che ci permette di analizzare grossi quantitativi di dati ed estrarne informazioni utili per la definizione delle strategie di vendita per il futuro.

Nonostante il grande clamore l’Intelligenza Artificiale, non è ancora matura. Ma, è importante studiarla al fine di poter intercettare, da subito, le applicazione che sicuramente a breve si affacceranno anche nel mondo del turismo.

Marcello Coppola

Tecnico hardware e docente di informatica prima. IT manager e capo ricevimento in hotel poi. La vita è troppo breve per riuscire a sperimentare tutto ciò che vorrei. Per questo ho deciso di dare vita ad Atlantis Innovation Lab: un laboratorio grazie al quale aiutare le aziende ad accogliere l'innovazione. Credo che la formazione continua sia la prerogativa di ogni professionista.

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